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Caro Medico di Famiglia...

Caro Medico di Famiglia... - Michele Grassi - Neurologo

di Agatella Vecchio e Michele Grassi

 

il tuo paziente, inizia con il telefonare, poi si presenta in studio per farti "vedere"  "cosa gli sta capitando...". Seguono ancora altre telefonate, richieste continue di rassicurazione, ricerca del rimedio suggerito da qualche amico "che aveva i miei stessi disturbi e che é guarito subito così ...", oppure reiterazione di argomenti letti su qualche social-network, preoccupazioni esasperate ed eccessive: questo è il paziente tipo del medico di famiglia!

L’utenza ingorga gli studi di medicina di base, indifferente alle difficoltà altrui ed all’abuso di tempo, insaziabile di attenzione.

Si differenzia in svariate tipologie: c’è, infatti, il classico paziente logorroico, che si dilunga in innumerevoli dettagli, spesso ripetendo informazioni già note e ponendo domande ovvie e parlando invece di ascoltare le risposte; il soggetto depressomane, per cui ogni tentativo di cura e di aiuto è un sicuro fallimento, la cui sola presenza in ambulatorio è in grado di modificarne l’atmosfera generale; ed ancora il paziente lamentoso, il frettoloso, il tuttologo, l’internet dipendente; ultimo ma non certo il meno impegnativo, il paziente ipocondriaco che scopre di avere un disturbo al giorno di cui deve immediatamente ed immancabilmente informarne un certo numero di medici.

Ecco! Questi sono tutti pazienti difficili e il medico li gestisce da sempre: barcamenandosi tra l’ascolto e il giusto distacco.

Alcuni, però, avranno un’evoluzione diversa per i quali la capacità di contenimento  e di interventi medici non saranno sufficienti. 

Sono i pazienti particolarmente difficili con prognosi infausta, che scivoleranno velocemente nella vera e propria patologia psichiatrica.

I segnali sono pochi all’inizio e solo l’occhio esperto ed attento saprà coglierli, per indirizzarli - prima che la patologia diventi conclamata ed invalidante - alle cure più opportune di neuropsichiatria e psicoterapia.

Valutare la personalità del paziente diviene elemento indispensabile, infatti pur raccogliendo le caratteristiche di tanti pazienti difficili, questa specifica tipologia si caratterizza per la disorganizzazione della richiesta di assistenza: effettuare lo stesso esame in tempi ravvicinati evidenziando una chiara difficoltà ad accettare il responso senza fabbricare personali convinzioni, che non vengono più sedate dalla semplice esecuzione dell’analisi medica. Altre volte seguono le prescrizioni parallelamente di più medici, spesso nascondendo questa pratica non solo all’uno o altro specialista ma anche al medico di famiglia.

Nei casi ancora più gravi la difficoltà che il paziente presenta, grava sull’attività lavorativa: inizia a chiedere sempre più frequentemente certificati di malattia nella vana speranza che allontanarsi dalla routine giornaliera possa migliorare le sue condizioni.

In taluni di questi casi non è infrequente attendersi anche disagi familiari: litigi, comportamento impulsivi, separazioni conflittuali. Si tratta spesso di pazienti giovani, che fino a quel momento avevano apparentemente avuto una buona integrazione e saltavano all’attenzione solo per qualche peculiarità del carattere: alcuni schivi e mutacici, altri al contrario ossessivi e ripetitivi.

Il miglioramento della salute è legato proprio all’intervento sull’aspetto emotivo del paziente, valutando il significato che il sintomo riveste nella sua esistenza.

Indubbiamente non si può chiedere al medico di famiglia, già oberato da tanti impegni, di assistere anche psicologicamente tutti gli assistiti "personologicamente" difficili.

Per tale motivo indirizzarli verso chi può prendersi cura di questo specifico aspetto della loro persona, dell’ansia, del dolore e della preoccupazione legate alle malattia, diviene intervento necessario.

Orientare il paziente a comprendere che si tratta di una problematica principalmente psichica eviterà quell’accanimento terapeutico, che lo stesso paziente richiede, ma che diviene lo stimolo per un ulteriore aggravamento della sua condizione, che alla fine inesorabilmente lo condurrà verso una psicopatologia conclamata.

Si tratta, quindi, di attenzionare l’eccessiva richiesta di interventi e di certificati che inizialmente sono proprio il campanello di allarme di una fase prodromica alla vera e propria patologia psichiatrica: inizialmente giustificata da eventi, dalla famiglia ma che condurranno a ben altra problematica.

Il paziente che si assenterà sempre più spesso dal lavoro, che richiede “qualcosa” per dormire piuttosto che per sopportare il peso della giornata, riferendo la difficoltà dell’ambiente di lavoro, sempre concentrato su pensieri negativi e fortemente sospettoso anche di ricevere gli aiuti opportuni: già si trova sulla linea di confine. 

Al medico di famiglia resta comunque la necessità di usare delle strategie di contenimento e di comunicazione con questa utenza, proprio per poterli orientare alle cure specialistiche di cui hanno necessità.

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