Home » Articoli » NeuroPsichiatria: Disturbi del tono dell'umore e depressione

NeuroPsichiatria: Disturbi del tono dell'umore e depressione

I disturbi del tono dell'umore non sono semplicemente stati di euforia o di tristezza allo stato estremo, ma una condizione che per la qualità del vissuto e per la mancanza di relazione con gli eventi esterni, assume caratteristiche peculiari … quindi patologia dell’umore sia in senso depressivo che di esaltazione.

 

Definizione

I disturbi dell’umore, che sono anche definiti come disturbi dell’affettività, rappresentano un importante capitolo della patologia psichiatrica, sono responsabili di un’ampia quota di sofferenza personale e di onerose ricadute sociali.

La definizione di umore è complessa e rimanda a considerazioni che affondano le loro radici in campi apparentemente lontani dalla medicina, come la filosofia, la psicologia e l’arte.

Possiamo definire l’umore come un colore, una qualità, un senso di piacere o di dispiacere che permea di sé il nostro mondo interno di pensieri e di emozioni, nonché il nostro modo di rapportarci con gli altri e con il mondo.

In psichiatria si usa il termine tono per indicare le diverse qualità dell’umore: si parla di un basso o ridotto tono dell’umore quando ci si confronta con una persona che si trova nella condizione definita depressione; in questi casi prevalgono i pensieri pessimistici e una visione negativa di sé, del mondo, del futuro; le attività e le relazioni che prima erano piacevoli diventano una penosa incombenza, la scintilla vitale che in condizioni normali spinge verso il cibo, il sesso e l’autoaffermazione sembra spenta.

Questo tono dell’umore viene globalmente indicato con il termine di depressione, meglio ancora come umore depresso e ha il significato di un sintomo che, insieme ad altri sintomi fisici e comportamentali, va a costituire la malattia definita depressione. Il fatto di definire con la stessa parola - depressione - un sintomo (l’abbassamento del tono dell’umore) e una malattia (di cui il sintomo depressione è una parte) genera spesso equivoci nella comunicazione medico-paziente.

Un esempio può aiutare a chiarire il discorso: una persona può provare un abbassamento del tono dell’umore (pessimismo, autosvalutazione, senso di inutilità) in modo del tutto transitorio in risposta ad un evento doloroso (un lutto, una sconfitta, una momento esistenziale difficile) senza che questo configuri l’insieme di sintomi clinici, fisici e comportamentali, necessari per porre una diagnosi di malattia depressiva.

Il tono dell’umore può naturalmente anche essere elevato e aumentato: è un’esperienza comune il senso di gioia, di completezza, di fluidità nel pensiero e nell’azione, di armonia e di apertura verso il mondo e verso gli altri che proviamo in risposta a un successo o a un’esperienza positiva.

Il tono dell’umore elevato assume un valore patologico quando fa parte di quella condizione clinica che viene definita mania o sindrome maniacale; in questo caso l’euforia appare ingiustificata, febbrile, fuori luogo, associata anche in questo caso a marcate alterazioni fisiche e comportamentali e a una sofferenza soggettiva che la rendono facilmente differenziabile da una normale condizione di euforico benessere

 

Classificazione

Il vasto capitolo psichiatrico dei disturbi dell’umore comprende quindi tutte quelle condizioni nelle quali uno dei sintomi è rappresentato da una persistente e marcata modificazione del tono dell’umore, sia nel senso di un aumento, come si osserva nelle sindrome maniacali, che di una diminuzione, come accade nelle sindromi depressive.

All’interno di queste due grandi distinzioni vengono poi individuati dei quadri clinici specifici, delle categorie diagnostiche omogenee in base a criteri di durata temporale (forme acute o croniche), alla presenza di disturbi del pensiero (forme deliranti), all’esistenza di eventi esistenziali che provocano il disturbo (forme reattive) o in base all’alternanza di stati depressivi e maniacali (disturbo bipolare).

 

commenti (0)