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TRATTAMENTO FARMACOLOGICO DI PREVENZIONE DELL’EMICRANIA

REGOLE GENERALI

La decisione di intraprendere una terapia di profilassi nel trattamento dell’emicrania dipende dalla frequenza e la gravità degli attacchi e da quanto questi alterino la qualità di vita dei pazienti. Generalmente la presenza di almeno due attacchi di emicrania al mese o di emicrania per 4 o più giorni al mese che non rispondono completamente ai farmaci sintomatici sono l’indicazione per iniziare una terapia di profilassi. Gli obiettivi principali di una terapia profilattica sono quelli di ridurre la frequenza e l’intensità degli attacchi e migliorare la qualità di vita del paziente, riportandolo ad una efficienza fisica accettabile. Una riduzione del 50% della frequenza o della gravità dell’emicrania può essere considerata una buona risposta al trattamento di profilassi. Obiettivi secondari del trattamento di profilassi sono il miglioramento delle conoscenze e la promozione di studi volti ad evitare la cronicizzazione della cefalea come pure il cattivo uso o l’abuso dei farmaci sintomatici (1). Come per tutte le terapie anche quella di profilassi dell’emicrania va valutata in relazione al rapporto rischio/beneficio, così da usare la quantità minima di farmaco col minimo rischio di reazioni avverse, controllando i sintomi per un periodo adeguato sino alla sospensione del trattamento. La scelta del farmaco di profilassi va fatta considerando anche la presenza di condizioni di comorbidità.


DALLA EVIDENCE-BASED MEDICINE (EBM) ALLE RACCOMANDAZIONI 

Le raccomandazioni per il trattamento dell’emicrania non possono essere il risultato di una semplice somma dei dati clinici pubblicati ottenuta attraverso Medline, ma devono essere il frutto di una discussione tra esperti in grado di valutare i risultati della letteratura alla luce della propria esperienza. Infatti i reports clinici non permettono di stilare graduatorie esplicite per la scelta dei farmaci che non sono stati ancora sufficientemente valutati anche se già in uso tra i pazienti o già prescritti dai medici (2-4). 

 

GESTIONE DEL TRATTAMENTO FARMACOLOGICO 

Per minimizzare i rischi e migliorare la compliance del paziente, il trattamento di profilassi andrebbe cominciato a basse dosi, possibilmente con un singolo farmaco. Si aumentano lentamente le dosi fino ad ottenere gli effetti terapeutici in assenza di effetti collaterali, mantenendo il trattamento per 3 mesi prima di sospenderlo. Infatti, i benefici clinici si possono cominciare a vedere a distanza di 1-3 mesi dall’inizio della terapia. È raccomandabile l’uso di un singolo farmaco alle dosi adeguate e per il tempo appropriato; in questo modo sarà possibile rilevare la relazione tra assunzione del farmaco, efficacia ed effetti collaterali. Formulazioni a lunga emivita o depot possono migliorare la compliance del paziente. Nel caso di resistenza ad un trattamento di profilassi è consigliabile iniziare un nuovo trattamento farmacologico dopo un periodo di washout. La presenza di eventuali comorbidità suggerisce di evitare taluni farmaci in particolari condizioni, ad esempio l’uso dei beta-bloccanti nei pazienti con asma, o farmaci che potrebbero peggiorare l’emicrania, come ad esempio la nifedipina per gli ipertesi. Particolare attenzione andrebbe rivolta all’interazione farmaco-farmaco o farmaco-alimenti, così come non va dimenticato che molti trattamenti di profilassi possono avere effetti teratogeni. Occorre quindi selezionare i trattamenti con il più basso rischio per il feto.

 

RACCOMANDAZIONI PER I PAZIENTI 

Il problema principale nella terapia di profilassi è la compliance del paziente. La compliance del paziente è infatti inversamente proporzionale alla durata della terapia e al numero di compresse/die assunte. Se è possibile si deve pertanto ridurre il numero delle somministrazioni e cercare di coinvolgere i pazienti nella scelta del proprio trattamento. I pazienti devono essere chiaramente informati su come e quando assumere il farmaco e sui possibili effetti collaterali. Altro elemento importante è quello di spiegare loro la reale efficacia del farmaco e l’effetto della terapia sull’evoluzione della malattia e sulla qualità della vita. Per poter valutare l’efficacia della terapia di profilassi i pazienti dovrebbero essere abituati a seguire uno schema di trattamento fisso e a compilare con attenzione le carte-diario che consentono di registrare la frequenza, gravità e durata della cefalea, la disabilità, i farmaci assunti e gli effetti collaterali. Esse dovrebbero essere considerate ‘‘necessarie’’ per la valutazione dell’effetto di trattamento di profilassi dell’emicrania. 

 

LA PREVENZIONE PRIMARIA DELL’EMICRANIA 

L’emicrania potrebbe essere considerata una particolare risposta del cervello, probabilmente geneticamente determinata, a ‘‘triggers’’ esterni ed interni per i quali sembra essere presente una più bassa soglia. Un trattamento di profilassi razionale dovrebbe innalzare tale soglia, limitando al contempo i fattori scatenanti e riducendo in questo modo il numero e l’intensità degli attacchi. È quindi opportuno che nella profilassi primaria dell’emicrania i pazienti focalizzino la loro attenzione all’identificazione dei propri fattori ‘‘trigger’’, così da evitarli, modificando lo stile di vita. Per facilitare tale compito è di fondamentale importanza il diario della cefalea dove i pazienti devono, per ogni attacco, registrare quali fattori sono stati potenzialmente scatenanti. Essi sono in grado di scatenare un attacco di emicrania entro tempo breve dalla loro esposizione. Non sono, di per sé, in grado di indurre sempre l’attacco e necessitano della presenza di altri cofattori per scatenare le crisi ed, anche nello stesso paziente, il singolo fattore non sempre è in grado di indurre costantemente la crisi. D’altra parte, uno stile di vita ‘‘perfetto’’ non è in grado di prevenire tutti gli attacchi emicranici in tutti i pazienti. Uno o più fattori scatenanti sono riferiti da una grande maggioranza dei pazienti emicranici (dal 64 al 90% dei casi), in particolare senza aura. I più frequenti sono lo stress e la tensione emotiva. Anche il cibo è considerato un fattore precipitante: molti soggetti ritengono che l’evitare determinati cibi sia sufficiente per ridurre la frequenza delle crisi. 

Allergie o intolleranze alimentari, più o meno accertate, sono considerate spesso responsabili degli attacchi emicranici, anche se, solo raramente, le crisi sono scatenate da un alimento specifico. L’assunzione di alcol favorisce la comparsa di emicrania in una percentuale che oscilla dal 20% al 52% dei pazienti. Non ci sono dati univoci riguardanti il tipo di alcolico assunto e quindi sulle differenze tra birra, vino rosso e vino bianco. Anche altri alimenti, quali il formaggio, il cioccolato, gli agrumi, i cibi grassi ed i fritti sono imputati quali possibili fattori scatenanti le crisi con una incidenza che varia dal 10% al 45%. Peatfield (5) ha riportato nel 19% dei pazienti emicranici esaminati un’ipersensibilità al formaggio o al cioccolato o ad entrambi i cibi, mentre l’11% era ipersensibile agli agrumi. Il meccanismo esatto che innesca queste forme di emicrania è ignoto; si ritiene, tuttavia, che esso sia da imputarsi alla liberazione di serotonina dalla parete intestinale, piuttosto che la conseguenza di reazioni allergiche in senso stretto. Il digiuno è descritto quale fattore di scatenamento dell’attacco emicranico nel 25% dei bambini e nel 40% degli adulti. Nel 24%-64% delle donne che soffrono di emicrania senza aura un fattore scatenante è rappresentato dal mestruo. I fattori ormonali possono essere infatti considerati sia come fattori predisponenti che come fattori scatenanti. Anche il dormire troppo o troppo poco sono ritenuti possibili fattori scatenanti, così come la fatica. Le variazioni meteorologiche sono spesso invocate quali fattori scatenanti le crisi emicraniche in percentuali variabili di pazienti (dal 7% al 43%). Non è stata però dimostrata una correlazione diretta tra clima o variazioni meteorologiche e comparsa delle crisi. Luci fioche, molto forti o psichedeliche sono ritenute ulteriori fattori scatenanti dell’attacco, ma solo nei pazienti con emicrania senz’aura (6). Tra gli altri fattori sono da menzionare alcune tecniche diagnostiche, quali ad esempio l’angiografia nel distretto cranico oppure i traumi cranici, l’esercizio fisico o l’altitudine. L’attività sessuale, contrariamente a quanto ritenuto, non sembra essere in grado di precipitare crisi emicraniche. 

 

MODIFICAZIONI COMPORTAMENTALI 

La prima raccomandazione per i pazienti sarebbe quello di evitare i fattori scatenanti. Per ottenere questo è necessario che essi conoscano i loro fattori specifici, ed è pertanto necessario controllare attentamente la carta diario ad ogni visita medica. Quando lo stress è il fattore scatenante principale è utile intraprendere un trattamento comportamentale per ridurre l’intervento degli eventi stressanti poiché la sola terapia farmacologica non è in grado di controllare completamente gli attacchi. In queste situazioni sono raccomandabili tecniche di rilassamento muscolare, incluso il biofeedback, così come l’esercizio fisico. Il trattamento farmacologico dovrebbe essere intrapreso insieme alle misure comportamentali al fine di ottenere una significativa riduzione degli attacchi e un miglioramento della qualità della vita. 

 

RIVALUTAZIONE DELLA DIAGNOSI 

La diagnosi dovrebbe essere riesaminata:

 

  • In caso di emicrania ad alta frequenza.
  • Quando almeno tre trattamenti con diversi farmaci di profilassi si sono dimostrati inefficaci.
  • In presenza di abuso di analgesici.
  • Quando si registrano modificazioni della sintomatologia (ad es. compaiono sintomi focali, vi sono variazioni della frequenza, intensità o durata della cefalea, ecc.).  

 

TRATTAMENTO DI PROFILASSI DELL’EMICRANIA

 

CLASSI FARMACOLOGICHE 

Pochi farmaci sono stati studiati secondo i criteri della evidence-based medicine (EBM) per il trattamento di profilassi dell’emicrania. Di seguito sono riportati i farmaci la cui efficacia è stata valutata in studi controllati condotti verso placebo o altri principi attivi con questa indicazione. 

 

Beta-bloccanti 

L’esatto meccanismo d’azione dei beta-bloccanti non è del tutto chiaro, ma probabilmente questi farmaci agiscono attraverso un effetto sui sistemi monoaminergici centrali incluso quello serotoninergico. Non tutti i beta-bloccanti sono indicati nella profilassi dell’emicrania: quelli che si sono dimostrati efficaci sono l’atenololo, il metoprololo, il nadololo e il propranololo (7-56). Essi sono controindicati in pazienti con broncopneumopatia cronica ostruttiva, nel diabete mellito, nello scompenso cardiaco e nelle malattie vascolari periferiche. Vi è una controindicazione parziale in gravidanza. Atenololo e nadololo sono eliminati per via renale e presentano minor effetti collaterali a carico del SNC. Il fallimento di un trattamento di profilassi con un beta-bloccante non è predittivo dell’attività di altri beta-bloccanti, pertanto sono sicuramente appropriati ulteriori tentativi, utilizzando altri farmaci della stessa classe. La terapia deve essere cominciata a basse dosi ed aumentata progressivamente, se necessario. Quando gli attacchi di emicrania sono controllati, si possono ridurre lentamente le dosi. La sospensione improvvisa di un beta-bloccante può indurre una cefalea da rebound con un aumento della frequenza degli attacchi e la comparsa di segni adrenergici, come un aumento della pressione arteriosa. 

 

Calcio-antagonisti 

I calcio-antagonisti agiscono modulando la neurotrasmissione ed influenzando il tono vascolare. Essi inducono vasodilatazione ed esercitano una azione citoprotettiva prevenendo l’ingresso del calcio all’interno delle cellule e riducendo il danno ipossico. Gli effetti di questi farmaci sono graduali e l’effetto terapeutico si può manifestare dopo alcuni mesi di trattamento e può essere accompagnato dalla comparsa di alcuni effetti collaterali. Tra tutti gli agenti disponibili, flunarizina (Livello di evidenza A, Livello di raccomandazione I) e verapamil (Livello di evidenza B, Livello di raccomandazione II) sono quelli più comunemente usati per la profilassi del-l’emicrania (57-77). Il beneficio principale è la riduzione della frequenza degli attacchi, e l’efficacia globale dei calcio-antagonisti è paragonabile a quella dei beta-bloccanti almeno per la flunarizina (riduzione di circa il 50% degli attacchi). I dati relativi alla nimodipina e alla nifedipina sono meno significativi (78-82) I calcio-antagonisti sono controindicati in gravidanza, in caso di ipotensione, insufficienza cardiaca congestizia o aritmie. Inoltre, devono essere usati con cautela in pazienti con Malattia di Parkinson, blocco atrio-ventricolare e in pazienti in terapia con beta-bloccanti ed inibitori delle MAO. La flunarizina non è consigliata nei pazienti con una pregressa storia di depressione o con depressione in atto o in quelli con sintomi extrapiramidali. 

 

Antagonisti della Serotonina 

Il pizotifene è un antagonista dei recettori della serotonina con modesti effetti antiistaminici e colinergici. Nonostante la sua efficacia nell’emicrania, con un beneficio nel 50-64% dei casi, non è scevro da effetti che includono aumento ponderale ed astenia (Livello di evidenza A, Raccomandazione IIIb) (83-86). La metisergide è un derivato semisintetico dell’ergometrina con azione antagonista sui recettori 5-HT1 e 5-HT2. Si è dimostrata particolarmente attiva nel trattamento dei casi resistenti alle altre terapie di profilassi e nei casi con alta frequenza di crisi (86). Le controindicazioni comprendono gravidanza, malattie vascolari periferiche, arteriosclerosi grave, malattie coronariche, ipertensione grave, tromboflebite o cellulite degli arti, ulcera peptica, malattie fibrotiche, malattie polmonari, malattie del collagene, insufficienza epatica o renale, valvulopatie cardiache, cachessia o le infezioni gravi. La metisergide può indurre la comparsa di fibrosi retroperitoneale, pleurica o fibrosi delle valvole cardiache, con una incidenza stimata di 1/5000 pazienti trattati. L’uso dovrebbe essere pertanto riservato ai casi gravi nei quali gli altri trattamenti di profilassi dell’emicrania siano stati inefficaci e ponendo grande attenzione al rapporto rischio-beneficio. Questo farmaco in Italia è stato ritirato dal commercio.

 

Antidepressivi Triciclici 

L’amitriptilina si è rivelata efficace nella profilassi dell’emicrania, soprattutto in presenza di una cefalea di tipo tensivo concomitante (Livello di evidenza A, Raccomandazione I). Il meccanismo d’azione non è correlato alla sua attività antidepressiva. L’amitriptilina determina un’inibizione del reuptake della noradrenalina e serotonina, inducendo una ‘‘down regulation’’ dei recettori beta-adrenergici e serotoninergici a livello centrale. La dose efficace è variabile (27, 87-91), ma dieci milligrammi per os ogni sera rappresentano il dosaggio iniziale, che deve essere aumentato di 10 milligrammi la settimana, fino a 50 mg al giorno. Dosi più elevate potrebbero essere necessarie nel caso di una depressione concomitante. La nortriptilina può indurre, in minor misura, astenia ed effetti anticolinergici rispetto all’amitriptilina. Le controindicazioni dei farmaci della classe includono: gravi malattie cardiache, malattie epatiche, renali, prostatiche e tiroidee, glaucoma, ipotensione, disordini convulsivi e l’uso di un IMAO. Gli antidepressivi triciclici dovrebbero essere usati con cautela in pazienti anziani per gli effetti anticolinergici. 

 

Inibitori Selettivi del Reuptake della Serotonina (SSRI) 

Sono pochi gli studi disponibili sull’uso degli SSRI nella profilassi dell’emicrania (92-98). Al momento non vi sono evidenze definitive che supportino l’efficacia di questi farmaci nella prevenzione degli attacchi emicranici. 

 

Alfa-2 agonisti 

La maggioranza degli studi sul trattamento di profilassi dell’emicrania riguarda la clonidina che però non ha dimostrato una efficacia superiore al placebo (99-113). Risultati negativi sono stati ottenuti anche con la guanfacina (114). 

 

Antiepilettici 

Valproato di sodio, acido valproico, e sodio divalproato hanno mostrato risultati eccellenti nella profilassi dell’emicrania in studi clinici randomizzati (Livello di evidenza A, Raccomandazione I) (115-120). Questi farmaci dovrebbero essere usati con cautela in pazienti che assumono ASA o Warfarin, poiché essi potrebbero interferire con l’emostasi e la coagulazione. Effetti collaterali principali sono nausea, alopecia, tremori ed aumento di peso; il loro uso cronico è stato associato con epatotossicità, particolarmente nei bambini. Potrebbero anche causare difetti del tubo neurale e non dovrebbero essere somministrati a donne in gravidanza accertata o presunta. La gabapentina, un farmaco GABA-ergico, si è dimostrato efficace nella prevenzione dell’emicrania (121-122). In un recente studio multicentrico, in doppio cieco controllato, questo farmaco si è dimostrato più efficace del placebo nel controllare la frequenza degli attacchi emicranici (122). Gli effetti collaterali più frequenti sono sonnolenza e vertigini. Il topiramato e la lamotrigina hanno una modesta efficacia nella profilassi dell’emicrania (123-130). Gli effetti collaterali più frequenti per il topiramato sono disturbi cognitivi, sedazione, diarrea, perdita di peso e vertigini. Recentemente sono stati segnalati, dopo un mese di terapia, riduzione del visus, miopia ed episodi acuti di glaucoma ad angolo chiuso. La lamotrigina si è dimostrata scarsamente efficace nel prevenire l’emicrania senza aura, mentre si è rivelata efficace nel prevenire gli attacchi in caso di emicrania con aura ad alta frequenza (128-130). Gli effetti collaterali più frequenti furono: rash cutanei, potenzialmente fatali, astenia, cefalea e vertigini, sindrome di Stevens-Johnson, epidermolisi necrotizzante, reazioni di ipersensibilità. Gli studi condotti sull’uso della carbamazepina nella profilassi dell’emicrania non sono recenti ed i dati della letteratura non sono conclusivi rispetto all’efficacia di questo farmaco (131-132). 

 

Farmaci antiinfiammatori (FANS) 

Il meccanismo di azione principale dei FANS consiste nell’inibizione della ciclo-ossigenasi nelle due isoforme, anche in assenza di infiammazione. Questi farmaci si sono rivelati efficaci, oltre che nella terapia sintomatica, anche nella prevenzione del dolore emicranico (Livello di evidenza B, Raccomandazione II). Evidenze a favore di un’efficacia nella profilassi dell’emicrania sono disponibili per l’acido acetilsalicilico, il flurbiprofene, il lornoxicam, l’acido mefenamico, il ketoprofene, il naprossene ed il naprossene sodico (2, 133-146). Sia il naprossene che il naprossene sodico si sono rivelati utili nella prevenzione degli attacchi premestruali (Livello di evidenza B, Raccomandazione II) (147, 148). I FANS dovrebbero essere usati solo per la profilassi intermittente piuttosto che continuativa, nel caso di attacchi premestruali, a causa di importanti effetti collaterali a carico dell’apparato gastroenterico (Livello di evidenza B) (149, 150).

 

Diidroergotamina 

La diidroergotamina, nella formulazione a lento rilascio, in varie dosi, è risultata efficace nel prevenire attacchi emicranici (151, 152) come pure la diidroergocriptina (153).

 

Lisuride 

La lisuride è risultata efficace e ben tollerata nella profilassi dell’emicrania in due studi (154, 155). In uno studio in aperto nel 61,4% dei pazienti la frequenza degli attacchi emicranici era ridotta di più del 50% dopo tre mesi di trattamento e la tollerabilità era buona (154).

 

Riboflavina 

La riboflavina ad alte dosi (maggiori di 400 mg) ha mostrato una buona efficacia nel prevenire gli attacchi di emicrania (156), con una bassa percentuale di eventi indesiderati. Essi consistono in dolore addominale e diarrea. Questo farmaco, alle dosi utilizzate, non è facilmente reperibile in Italia.

 

Estrogeni 

Alcune evidenze cliniche hanno mostrato l’efficacia di dosi elevate di estradiolo (1,5 mg/die in gel) nel trattamento di profilassi dell’emicrania mestruale con una riduzione significativa del numero di attacchi (157, 158). La dose più bassa (50 mg/die) si è dimostrata inefficace. Studi preliminari suggeriscono una possibile efficacia dell’associazione tra flumedroxone e metisergide (86).

 

Tanacetum Parthenium 

L’efficacia del Tanacetum nel prevenire l’emicrania non è riconosciuta da tutti. Alcuni studi mostrano una riduzione dell’intensità del dolore e dei sintomi associati, mentre altri mostrano un aumento di frequenza degli attacchi o nessuna differenza rispetto al placebo (159-162).

 

Magnesio 

Il Magnesio si è dimostrato efficace nel prevenire gli attacchi emicranici in tre trials clinici (163-165).

 

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